Il futuro imminente fra 5G e smartfolds #prospettive

03 Marzo 2019 110

Alla fiera di Barcellona, se ne sarà accorto certamente anche chi non c’era e l’ha seguita da lontano sulle pagine dei siti web, la parola d’ordine era 5G. Il numero e la lettera sinonimo di futuro delle telecomunicazioni tappezzavano qualsiasi stand, con tanto di spillette regalo, sottobicchieri, magliette indossate senza troppa attenzione all’etichetta da CEO e dirigenti alle conferenze stampa a ricordarci l’imminenza di una rivoluzione totale, che cambierà le nostre vite e la società. Toni epici che vanno bene per una fiera, dove semplificare le complessità delle roadmap tecnologiche è lo scopo ultimo delle divisioni marketing di tutte le aziende telco.

Ma anche un entusiasmo che qui a Barcellona non si vedeva da qualche anno, che ha contribuito a ridimensionare il grande tema politico della contrapposizione fra USA e Cina e ha riportato al centro le questioni meramente tecnologiche, i dati, i numeri, i piani d’azione concreti. Dal punto di vista dei prodotti sono stati gli smartphone flessibili, che a me piace chiamare “smartfolds” a catturare l’attenzione dei più. Un’altra promessa che abbiamo potuto vedere e non toccare, che ci deve ancora convincere del tutto ma che appare più concreta di quanto ci potessimo aspettare prima dell’inizio della kermesse catalana.

Quest’edizione del Mobile World Congress è stata dunque una fiera del futuro imminente, forse povera di prodotti tangibili (salvo poche meritorie eccezioni) ma ricca di promesse a breve termine che poggiano su basi solide ma avranno ancora bisogno di parecchio lavoro (e coordinamento fra lato business e lato consumer) per avverarsi. A due giorni dalla chiusura del MWC, con un po’ di sonno recuperato e a mente fredda, proviamo a stilare un consuntivo. Non tanto un riassunto degli annunci e dei prodotti (di quelli avete letto e potete leggere in maniera esaustiva qui su HD Blog) quanto un’analisi del sentiment e degli scenari che emergono da tutto ciò che abbiamo e non abbiamo visto a Barcellona.

La concorrenza ai tempi del 5G

Durante una recente visita ai centri di ricerca di Huawei a Shenzhen, un ricercatore ci ha sorpreso con uno dei commenti più lucidi che abbiamo raccolto durante la nostra trasferta cinese: “Nella tecnologia e nella scienza i risultati si ottengono solo collaborando, se ci si chiude, si soffoca”. Il riferimento era ovviamente allo scontro fra Huawei e gli Stati Uniti, ma il commento è valido anche e soprattutto per gli sviluppi nel settore delle telecomunicazioni. Se riprendo quel commento è perché, camminando fra gli stand del Mobile World Congress, si poteva avere l’impressione che ognuno stesse seguendo un proprio percorso isolato. Impossibile decidere chi avesse lo stand più costoso, il totem luminoso con la scritta “5G” più abbagliante, le demo più sorprendenti.

Bastava però andare oltre l’apparenza per capire che, in fondo, nell’ambito delle telecomunicazioni la concorrenza deve fare i conti con due necessità irrinunciabili: l’interoperabilità e l’armonizzazione fra tutti i soggetti che operano sul mercato. Una rete non si ferma nel momento in cui una cella Huawei incontra uno switch di Ericsson; a un modem Qualcomm non interessa se il segnale che arriva sul dispositivo è partito da una cella di Zte o di Nokia.

In altre parole, nonostante l’impressione fosse che ognuno punti ad arrivare al 5G in maniera differente, la realtà dei fatti è che il passaggio alle reti di prossima generazione è un grande sforzo comune globale. Un passaggio che, sorprendentemente, arriverà con una diffusione molto più equa dell’accesso alle reti rispetto a quanto avvenne con il 4G o il 3G. Un’impressione confermatami ad esempio da Enrico Salvatori, Presidente di Qualcomm Europe, secondo cui l’Europa nell’ultimo anno è riuscita a recuperare terreno in maniera sorprendente rispetto ad altre aree storicamente più avanzate, come il sud est asiatico.

Il problema della killer application

Se la promessa tecnologica del 5G è prossima ad avverarsi, il punto di criticità rimangono le prime applicazioni commerciali su prodotti destinati al mercato dei consumatori. Le magnifiche sorti e progressive del 5G che - grazie alla bassissima latenza - abiliterà la telemedicina, le auto autonome, le smart cities, e chi più ne ha più ne metta, arriveranno solo fra qualche anno. Perché si avveri la profezia a cui tutti gli espositori del MWC sembravano credere ciecamente, però, bisogna riuscire a rendere sostenibile la diffusione delle reti attraverso le prime applicazioni commerciali più banalmente collegate alla telefonia. Questo significa che, ad oggi, l’onere di avviare la rivoluzione del 5G spetta già anche ai produttori di terminali, che devono inventarsi applicazioni concrete che convincano un utente a comprare un dispositivo 5G e a sottoscrivere un nuovo tipo di piano dati (di cui è ancora difficile immaginare completamente la composizione e la natura commerciale).

Secondo OnePlus, ad esempio, la killer application iniziale potrebbero essere i videogiochi in streaming: grazie ai tempi di latenza bassissimi il nucleo dell’applicazione gira su un server remoto, mentre il dispositivo agisce solo da controller e schermo. Le demo che abbiamo provato allo stand di Qualcomm non convincevano del tutto (la latenza, peggiorata dall’uso di un controller Bluetooth, era ancora eccessiva), ma davano certamente un’idea del potenziale del mobile gaming di prossima generazione. Altri, come LG, hanno provato a scommettere sui video in streaming multicanale. Una funzione che tuttavia si scontra con le dimensioni ridotte delle schermo del terminale.

La realtà è che una killer application del 5G sui dispositivi mobili ancora non si può immaginare. È come se, prima dell’avvento dell’elettricità, qualcuno si fosse sforzato di immaginare il frigorifero o la lavatrice, per non dire i computer o internet. Roba per scrittori di fantascienza e futurologi, insomma, non per ingegneri. Il fatto che un’applicazione rivoluzionaria non sia ancora stata pensata, non significa che gli smartphone 5G non avranno successo. Tutt’altro. Come ha ripetuto in più interventi Carl Pei, co-fondatore di OnePlus, quando siamo passati alle reti LTE nessuno si aspettava che sarebbero arrivati Netflix, la musica in streaming, o i social network basati sulla condivisione di foto e video. Detta senza troppi giri di parole: date tempo al tempo e le applicazioni del 5G arriveranno da sole grazie alla spinta del mercato.

Telco Wars: Huawei strikes back

Nel paragrafo precedente citavo la presenza di OnePlus / Oppo allo stand di Qualcomm. Ai più attenti non sarà sfuggito lo strano matrimonio fra due aziende cinesi e la punta di diamante dell’industria telco americana.
Questa partnership, come quella con Xiaomi, dimostra quanto le minacce degli organi politici statunitensi siano poi completamente scollegate dalla realtà del tessuto industriale globale, che si muove secondo dinamiche proprie.

Prima del MWC mi aspettavo che gli Stati Uniti approfittassero della più importante fiera delle telecomunicazioni in terra alleata per un altro attacco frontale al nemico cinese. È successo esattamente l’opposto: Huawei ha saputo sfruttare l’occasione per rispondere con efficacia alle accuse dell’amministrazione Trump, raccogliendo fra l’altro il supporto di partner internazionali di rilievo. Nick Read, CEO di Vodafone Group, ha preso pubblicamente le difese di Huawei nel suo intervento durante uno dei keynote inaugurali della fiera. “Washington dovrebbe mostrare le prove” a supporto delle accuse contro il gigante cinese, ha detto, per poi sostenere che bloccare Huawei significherebbe rallentare in maniera significativa lo sviluppo del 5G in Europa.

L’unica cosa che ha saputo fare Trump, per contro, è pubblicare un tweet sconclusionato e ridicolo in cui invita le azienda americane a darsi da fare per portare “il 5G e addirittura il 6G” negli Stati Uniti e non rimanere indietro.
A reiterare le accuse contro Huawei, considerata un rischio per la sicurezza globale delle telecomunicazioni, ci ha provato con scarso successo Ajit Pai, Chairman della Federal Communication Commission. Pai, per chi non fosse addentro alle questioni americane, è un ex-legale di Verizon, promosso poi alla guida dell’ente che supervisiona le telecomunicazioni in America, nonché responsabile della cancellazione delle regole sulla Net Neutrality volute dalla precedente amministrazione Obama.

La stoccata finale l’ha inflitta Guo Ping, uno dei tre CEO “a rotazione” di Huawei. In un intervento al Mobile World Congress e in un editoriale sul Financial Times, pubblicato in occasione dell’apertura della fiera, Guo ha detto senza mezzi termini che i veri spioni sono gli americani, non i cinesi, come dimostrato dai leak di Edward Snowden sui programmi di intercettazione della NSA. Programmi che in passato hanno coinvolto anche le infrastrutture di rete di Huawei.

“I colpi di artiglieria diretti a Huawei sono il risultato diretto della realizzazione, da parte di Washington, che gli Stati Uniti sono indietro nello sviluppo di una tecnologia di importanza strategica”, scrive Guo sul Financial Times. “La campagna globale contro Huawei ha poco a che fare con la sicurezza e molto a che fare con il desiderio degli Stati Uniti di sopprimere un concorrente tecnologico emergente”.

Qualcomm e Huawei erano ovunque

Gli echi dello scontro politico a Barcellona sono rimasti confinati ai keynote e alle discussioni da sala stampa. L’unica vera battaglia USA-Cina che abbiamo potuto constatare fra i padiglioni del Mobile World Congress è stata più che altro una pacifica gara di presenzialismo fra Huawei e Qualcomm (con grossa soddisfazione degli organizzatori della GSMA che hanno battuto cassa).

Entrambe le aziende hanno speso milioni e milioni per rubarsi rispettivamente la scena al Mobile World Congress. Come fa notare Eugenio Cau su Il Foglio, era praticamente impossibile passeggiare per gli stand senza che il logo Huawei stampigliato sui nastrini dei badge colpisse l’occhio dei visitatori in continuazione. La risposta di Qualcomm, invece, si è concretizzata nelle comparsate di Cristiano Amon, il CEO palestrato e ubiquo del produttore di chip californiano. Lo abbiamo visto saltare sul palco con una t-shirt eccessivamente attillata durante la presentazione di Oppo che si è tenuta già sabato 23, poi si è materializzato da Xiaomi e durante vari panel con i partner di OnePlus. Mancava solo un’ologramma trasmesso in 5G.

Operazione presenza totale anche in questo caso riuscita perfettamente. Come Huawei, Qualcomm ha dato l’impressione di essere ovunque, pronta a supportare con i suoi modem X50 (e in futuro con gli X55) chiunque avesse anche solo una vaga idea di includere il 5G su uno dei propri prodotti, dagli smartphone agli hub connessi, passando per i tostapane.

Le fiere contano sempre meno per il mercato consumer

Per quanto i grandi nomi delle telecomunicazioni e del mercato smartphone (Apple esclusa, come sempre) fossero presenti en masse al Mobile World Congress, abbiamo dovuto constatare che la kermesse di Barcellona non è più l’occasione giusta per presentare le super novità “primavera-estate” per il mercato smartphone consumer.
Quest’anno Samsung ha scelto di lanciare la sua nuova linea S10 con un evento dedicato a Londra che si è tenuto con qualche giorno di anticipo sulla fiera. Huawei invece ha preferito puntare sui portatili - per quanto con il tema del Mobile World Congress c’entrassero poco - e rimandare a fine marzo la presentazione del P30.

Il Mobile World Congress si è così trovato orfano di grandi annunci di dispositivi pronti ad arrivare sul mercato. Una congiuntura che va a favore di produttori minori, però, che hanno invece saputo sorprendere con prodotti interessanti, anche se certamente meno accattivanti dello smartfold di Huawei. Nokia ci ha risparmiato, finalmente, un’ennesima operazione nostalgia e ha presentato un dispositivo interessante (Nokia 9 PureView) per gli appassionati di fotografia su smartphone. Xiaomi ha portato in fiera il più convincente ed economico fra i dispositivi Android con Snapdragon 855, il Mi 9.
LG, che merita una menzione d’onore (e - in parte - d’affetto, vista la sfortuna commerciale di ottimi prodotti in passato) ha introdotto la nuova linea G8 e il V50 5G. Insomma le novità smartphone c’erano, ma sono state eclissate dagli annunci sul 5G e dagli smartfold, nonché dal fatto che fra i colleghi di settore è ormai palpabile una certa noia patrizia per il lancio degli ennesimi nuovi smartphone Android da fiera.

S-piegare i pieghevoli

E veniamo in conclusione ai dispositivi con schermi pieghevoli. Li ho lasciati volutamente per ultimi in questa rassegna, perché non sono ancora riuscito a decidere che cosa ne penso davvero. Da una parte il mio animo geek ne è rimasto affascinato. Sono, del resto, dei dannati schermi che si piegano a metà, evocativi di un futuro da film di fantascienza. Allo stesso tempo sia il foldable di Huawei sia quello di Samsung mi sembrano ancora soluzioni in cerca di un problema.

O meglio, un problema c’è, ma ha a che fare più con le necessità dei produttori che con quelle degli utenti: è il calo della crescita nel settore smartphone. Aziende molto diverse tra loro sembrano implicitamente concordare che alla base di questa flessione - legata alle congiunture internazionali e una naturale saturazione di un mercato che ha registrato numeri di crescita stellari per dieci anni - ci sia una profonda voglia di novità. Gli utenti, insomma, sarebbero stufi delle saponette di vetro e acciaio, così uguali fra loro, consolidate in un fattore di forma che si è naturalmente evoluto nella sua forma più pura.

Le fotocamere sempre più potenti, i processori sempre più veloci e gli schermi sempre più borderless avranno esaurito la loro spinta all’acquisto nel giro di un paio d’anni al massimo. Serve dunque una novità “tangibile” e gli schermi flessibili offrono una via di fuga dalla dittatura del fattore di forma. Galaxy Fold e Mate X sono dispositivi affascinanti, soprattutto a vederli da vicino. Il mio timore, però, è che rimangano costosissimi esercizi di stile e che il problema che vogliono risolvere - come detto, la necessità di uno nuovo elemento che spinga all’acquisto - rimanga tale in assenza di un’offerta che tenga conto anche degli aspetti di usabilità, delle applicazioni reali e dei vantaggi che l’utente può realmente trarre dal portarsi appresso uno smartphone che si srotola in un tablet.

Manca insomma una proposta olistica che sia Samsung sia Huawei non sono ancora riusciti a offrire, accontentandosi piuttosto degli “wow” e degli “ohhh” di un pubblico stanco dei soliti rettangoli dai bordi stondati. Capiamoci: trovo che a entrambe le aziende vada riconosciuto il grande merito di essersi esposte con un prodotto di concezione nuova, di aver speso soldi e tempo in ricerca, di aver contribuito a una spinta significativa alla tecnologia dei display che in futuro arriveranno, in un modo o nell’altro, su tante tipologie di dispositivo. Applausi a scena aperta per tutto questo e per l’impresa tecnologica riuscita anche prima del previsto.

Il mio timore però è che, ancora una volta, non potendo controllare l’esperienza software del prodotto (il sistema operativo è pur sempre Android), sia Samsung sia Huawei si troveranno fra le mani un prodotto a cui sarà difficile dare un’anima di contenuto che ne valorizzi a pieno il potenziale hardware. Con il rischio che sia Apple ad arrivare, magari fra un paio d’anni, con una proposta “totale” che ruberà la scena ai precursori. Oppure che - ancora peggio - la scelta di rispondere con la tanto vituperata convergenza 2-in-1 alla necessità di novità del pubblico si riveli un vicolo cieco in assenza di un’adeguata offerta di contenuti e applicazioni. Un po’ come i fu per i televisori 3D, se qualcuno ancora se li ricorda.

Andrea Nepori è un giornalista freelance esperto di tecnologia e culture digitali. Scrive per La Stampa, Domus, HDblog e altre testate. Vive a Berlino. Con Lorenzo Paletti conduce Ultima Fila, un "folle podcast" sul dietro le quinte della scena italiana del giornalismo tech.

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Commenti

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Boronius

Giochetto carino ma non mi ha appassionato per niente

Repox Ray

Speriamo allora che Candy Crush non diventi un mito

Boronius

Io gioco ancora con il Commodore 64, i miti non muoiono mai

Repox Ray

Chissà se tra 5 anni giocheremo ancora a Candy Crush

Boronius

Beh anche questo fa parte del gioco

Repox Ray

Tra 5 anni saremo ancora qui a sparar c4zz4t3 su disqus

Boronius

Tra 5 anni non ci saranno più neppure gli smartphone...

Repox Ray

Tra 5 anni leggerai del 7G su HDblog col tuo smartphone collegato ad una rete 5G

CiKappa

Pensavo fosse C@rrozzini (ottimo articolista), invece mi ha stupito. Bravo anche lui!

Boronius

Tra 5 anni ci sarà già il 7G e il 5G verrà dipinto come una tecnologia da medioevo

Boronius

Vero anche questo

Alla ricerca del tempo perduto

dal meneghino sì però :D

Repox Ray

"Eddai!?" Mapperfavore.

No, non mi stupirei. Anzi, mi sarei più stupito del contrario. L'atteggiamento che ti aspettavi te andava di moda durante la guerra fredda, oggi è un po' demodè. Oggi la guerra è tiepida, umile e col sorriso sulle labbra.

Andrea Nepori

Metti questa situazione: sei in Cina, nel centro di ricerca di una delle aziende che nel corso degli ultimi tre mesi gli Stati Uniti ha dipinto come il Satana delle intercettazioni globali e nemico numero uno. Ti trovi davanti un sottoposto di un centro ricerca di cui ti chiedono di non rivelare neppure il nome. Ora, tu non ti stupiresti, in questo contesto, di un commento del genere? Non ti aspetteresti piuttosto che ti facessero parlare con uno che decanta le magnifiche sorti e progressive dell'autarchia tecnologica cinese?
eddai.

Repox Ray

No, non lavoro per loro. E francamente non mi sembrava di aver usato un tono di apprezzamento parlando di questo tipo di pratiche. Ho solo detto cosa stanno facendo (e che sui blog non scrivono).

PassPar2_

Da come ne sei orgoglioso sembra che si sono comprati pure te

Repox Ray

Mah è già da un po' che con tutti i soldi che hanno il know-how se lo stanno comprando in tutto il mondo, vatti a vedere quanti design center ha Huawei/Hisilicon nel mondo e -soprattutto- dove li ha.

Se prima copiavano, adesso non ne hanno nemmeno più bisogno, comprano direttamente chi sa progettare.

Repox Ray

Un tempo il mercato si saturava in trent'anni, e c'era tutto il tempo per la nuova "disruptive technology" di arrivare, maturare, diffondersi. Ora i mercati della tecnologia si saturano in 3-5 anni, e il tasso di innovazione non tiene questo ritmo...

Il 5G dovrebbe portare consumi di batterie più ridotti, ma intanto siamo qui con l'LTE che doveva drenare le batterie in 30 minuti e ci viviamo benissimo (e con le batterie che durano comunque più di una giornata)...

Il 5G dovrebbe portare la connessione ovunque, "pervasiva" con le picocelle da terabit al secondo e l'active beamforming, ma già UMTS prevedeva le picocelle e l'active beamforming e finora è già tanto se in giro ci sono gli hotspot wifi...

Il 5G dovrebbe portare le basse latenze, ma d oggi se fai uno speedtest in LTE hai 20-30ms di pingtime e se da casa con la fibra fai comunque 9 ms ti rendi conto che puoi mettere il 5G anche nelle patatine ma l'infrastruttura sarà sempre il collo di bottiglia e quella non la cambieranno certo in un mese (e per carità, sputiamoci sopra a 20 ms da un 4G quando fino a ieri con l'ADSL ci si beccava pure 300ms...).

E' sempre stato così, dal 3G all'UMTS, all'LTE, persino il bluetooth. Solo che ai tempi era roba più per addetti ai lavori, a nessuno era venuto in mente di farci marketing di massa così pesantemente.

Per carità, il 5G alla fine ci sarà, sarà comunque un successo, come ogni Sanremo ogni anno, ma se andassimo a vedere tra 5 anni cos'è realmente il 5G e lo confrontassimo con quello che OGGI ci dicono che sarà, ci sarebbe da ridere (o da piangere).

Repox Ray

La frase è sacrosanta, ma per gli addetti ai lavori è un'ovvietà al pari del "son sempre i migliori che se ne vanno per primi". Anche perchè ci sono ambienti in cui la gente si riempie la bocca di frasi di questo genere salvo poi mettere in pratica tutt'altro. E, dulcis in fundo, "sorprendersi" per una roba del genere è una spudorata sviolinata...

Jezuuz

Maronn mia che articolo.

Frankie Fetecchia

Tutte cagate.

Chirurgo Plastico

Più che altro se la domanda di smartphone è in calo (prezzi più alti uno dei motivi), creare una nuova generazione di dispositivi a più del doppio del prezzo dei top di gamma attuali non mi sembra la strada giusta..

Chirurgo Plastico

Mi sembra giusto, guarda quante collaborazioni esistono per creare i prossimi standard vedi lo streaming per esempio. Se ognuno avesse il proprio sarebbe un casino.

Luigi L

Gli smartphone pieghevoli in realtà se costruiti come si deve, potrebbero essere realmente un prodotto che sostituirà del tutto gli smartphone come li conosciamo adesso, secondo me.

Per "costruiti bene" intendo che quando sono chiusi sono in tutto e per tutto come uno smartphone normale in termini di usabilità (e Mate X mi pare ci sia vicino), poi per il prezzo sarà una questione di tempo come lo è stata per gli smartphone attuali.

D'altra parte, se uno smartphone pieghevole non mi dà nessuno svantaggio rispetto ad uno normale ma anzi mi porta solo dei vantaggi, perché non dovrei preferirlo a quest'ultimo, se non per il prezzo?

Luigi L

Sono d'accordo sugli smartphone pieghevoli, sulle altre due cose che hai scritto un po' meno.

1) Ormai anche a livello di batteria, tutti gli smartphone garantiscono buoni risultati, quindi uno smartphone che si caricherebbe in 10 minuti o che durerebbe due giorni sarebbe soltanto un "piccolo" miglioramento, niente di trascendentale insomma.

2) Cosa porterebbe in termini pratici un nuovo sistema operativo, ai consumatori medi? Personalmente penso poco o nulla, come ha dimostrato anche Microsoft.

theBeard

però è dalle crisi che poi escono le novità...

Repox Ray

"Durante una recente visita ai centri di ricerca di Huawei a Shenzhen, un ricercatore ci ha sorpreso con uno dei commenti più lucidi che abbiamo raccolto durante la nostra trasferta cinese: “Nella tecnologia e nella scienza i risultati si ottengono solo collaborando, se ci si chiude, si soffoca”."

E' stata dura non vomitare leggendola.

Cerbero

OT Notizia interessantissima pubblicata su phoronix: Intel ha reso royalty free le specifiche di thunderbolt 3 al consorzio usb. A sua volta usb nella release 4 sarà basato su thunderbolt (inglobato?!). In un certo senso quello che scrissi qualche giorno fa era realistico.....
Aspettiamo la notizia su hdblog.

Aristarco

l'abbruzzo è bello

Andrea Nepori

Anche per chi ha tutti i soldi del mondo i limiti sono quelli della fisica della materia :D

LaVeraVerità

Ovviamente mi riferivo al commento precedente, non al tuo, ma se l'hai capita così va bene lo stesso.

Boronius

Ci stiamo avviando verso la più grande crisi del mondo dell'elettronica consumer. Gli smartphone hanno ucciso i PC, e adesso stanno morendo anche loro. Mancanza totale di novità. È come se un mercato globale da miliardi di dollari relativo a produzione e vendita di scarpe per continuare a crescere all'infinito si "inventasse" nuovi modi di utilizzo delle scarpe medesime. Fäil annunciato.

Daniele Davide

sì, anche quello, fatto sta che noi siamo alleati degli Usa e non dei diversamente comunisti cinesi

Daniele Davide

non è un processo, ci sono già casi di spionaggio. beh i terrapiattisti fino a.poco fa erano quelli come voi e come chi ha scritto questo articolo. sveglia!

lello

Si ma dai non mi sembra così fondamentale, partendo da presupposto che alla fine chiami sempre anche nei luoghi affollati. Tutto sto casino per poter chiamare dallo stadio? Sarà una cosa fondamentale per l'umanità....

lello

Ahaha ma davvero? In una frase lo paragonate alla luce elettrica... Io questo non creto.

Augusto Sabatucci

Ma davvero le case costruttrici non hanno capito che ci sono solo 3 modi per far ripartire il mercato degli smartphone??Non riesco a credere che aziende che investono milioni di dollari in ricerca e sviluppo non riescano a capire.....o semplicemente ancora non sono in grado di realizzare.....
Lo smartphone pieghevole sono daccordo che sarà il futuro,ma solo se da chiuso sara' piccolo e tascabile (il possibile motorola v3 2019 potrebbe far centro)
Lo smartphone del futuro deve avere o un'autonomia di almeno 2 giorni oppure si deve poter ricaricare in 10 minuti (impossibile??per chi investe milioni credo che i limiti siano quelli dell'immaginazione)
E per finire,cosa forse piu' importante di tutte,serve un nuovo o dei nuovi sistemi operativi!!Non si può limitare la scelta delle persone a 2 sistemi operativi ios e android che ormai vediamo da 1 decennio!!
Ecco,se queste 3 cose andranno in porto,la telefonia riprenderà il volo come anni fa.

Andrea Nepori

È un po' sempre il problema dell'uovo e della gallina. Google mostra interesse se c'è interesse commerciale per i prodotti, ma i prodotti sviluppano interesse commerciale se c'è il software che li rende usabili.
Direi che con il software giusto che incontra il fattore di forma giusto questi dispositivi ci potranno convincere. L'esperienza ci insegna però che il grande vantaggio di Apple è di poter ottimizzare tutti i processi decisionali in-house.
Google, da fornitore, deve invece tenere conto delle necessità di tutti i partner. Banalmente: il software dovrà essere ottimizzato prima per un foldable che si apre all'esterno, con gli schermi sempre esposti, oppure per una tipologia alla Samsung che invece si chiude con gli schermi all'interno?
Su alcuni aspetti, come il notch e le gesture a tutto schermo, abbiamo già visto quanto ci ha messo Google ad adattarsi. E lo ha fatto comunque con un SO che è tutt'ora usato da una minoranza. Su elementi hardware "minori" come il notch i produttori possono personalizzare la loro UI custom, naturalmente, ma farlo per un prodotto come i foldable è tutta un'altra scala.

In tutto questo non dico che la soluzione integrata di Apple sia migliore rispetto alla strategia di Android, che ha invece molti altri vantaggi lato utente, ma solo che - fatti alla mano - l'integrazione software-hardware venga più facile a chi controlla tutta la filiera. Nulla di nuovo, è già stato detto molte volte. Aggiungo solo che per questo motivo temo un po' che i foldable, a meno di uno sforzo enorme dei produttori, faticheranno a convincere se rimangono solo legati al "WOW effect" di uno schermo che si può piegare in due.

Mistizio

Ne sono a conoscenza, dai tempi in cui spostò il blog su rete i2p. Concordo con la tua frase finale, lo leggiamo per lo stesso motivo :)
PS era interessante il post sull'automotive e su quanto poco dovrebbero rendere alle industrie le automobili elettriche a livello di ricambi

Mistizio

"assurdo è ridurre i cinesi al becero stereotipo di mangiariso copioni" se hai letto solo questo dal mio commento, allora è inutile discutere.

il Gorilla con gli Occhiali
comatrix

Come credi che poi possano sviluppare i concetti di "migliore" nella testa della gente quando poi..., per esempio, il materiale impiegato è praticamente lo stesso su tutti i prodotti della stessa categoria? Ma non solo, cambiare addirittura il concetto stesso di materiale impiegato che, da umile materiale comune (vedi vetro, alluminio e via dicendo), diventa magicamente materiale pregiato, nobile o premium ^_^

LaVeraVerità

"la saturazione non è un grosso problema come lo era precedentemente"

Ma fammi il piacere. Basta assistere ad una partita in uno stadio o semplicemente voler fare gli auguri a qualcuno a capodanno per rendersene conto.

Felk

No, non è rilevante.
La velocità è ampiamente sufficiente, e la saturazione non è un grosso problema come lo era precedentemente.
Su mobile il 5g non rivoluziona nulla.

Chevlan

Direi che per quanto il 5G e gli smartphone pieghevoli siano novità importanti, noi utenti possiamo attenderli con calma.
E ciò vuol dire dando il tempo al 5G di diffondersi su tutto il territorio italiano e agli smartphone pieghevoli di scendere (e di parecchio) di prezzo.

Abbiamo tra le mani già degli ottimi dispositivi.

LaVeraVerità

Quindi secondo te aumentare la velocità e, come conseguenza, ridurre i casi di saturazione delle celle oppure consentire anche a centomila persone radunate in un evento di comunicare non è rilevante?

Carlo

Ma infatti ufficialmente ancora non ci sono smartphone 5G, sono solo anticipazioni

LaVeraVerità

Diciamo che tutti copiano tutti e le americanissime Apple e Google non sono seconde a nessuno. Cio che è assurdo è ridurre i cinesi al becero stereotipo di mangiariso copioni ignorando ciò che è e produce la società cinese oggi.
Ignorare ad esempio i grossi centri di ricerca che sviluppano robotica, nanotecnologie, biotech, centri che un paese spocchioso come il nostro, chiuso nella sua bellezza (ed incapace persino di sfruttare adeguatamente questa) si sogna nella sua colpevole incapacità di programmare e guardare al futuro.

Carlo

Quale?

Carlo

Mancano solo ulisse,le sirene e l'odissea....
L'Usa cerca disperatamente (e miseramente) di fermare l'avanzata tecnologica cinese. E basta

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